Convegno "Newman – Scotus", 22-24 ottobre 2010

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Convegno "Newman – Scotus"; 22-24 ottobre 2010, Theological Union Washington, D. C., USA. Commenti Conclusivi:

I testi di Newman qui presentati ed analizati mostrono una notevole rassomiglianza con il pensiero teologico e filosofico del beato Giovanni Duns Scoto. Limitazioni di spazio e tempo soltanto hanno fatto impossibile citare altri esempi di tale similarità tra questi grandi dottori della Università d’Oxford.

Le rassomiglianze più ovvie sono queste:
- la primazia assoluta di Cristo, insieme al mistero dell’Immacolata Concezione e la sacramentalità della creazione, come anche un simile approccio alla distinzione naturale-sovrannaturale;
- l’impiego del concetto univoco d’essere e particolarmente della perfectio simpliciter simplex invece dell’ actus-potentia per spiegare la correlazione tra semplice e complesso nell’intelletto e voluntà umana;
- la rilevanza d’una tale perfezione pura alla definizione di persona e alla cosidetta “questione critica”;
- il nesso tra apprehensione nozionale-reale in Newman e conoscenza astrattiva-intuitiva in Scoto;
- il nesso tra inferenza-assento e il senso illativo in Newman e l’attività mentali e il naturale iudicatorium dei maestri Francescani;
- la primazia della volontà e il suo rapporto all’intelletto e al principio di causalità;
- la relazione della prova dell’esistenza di Dio a partire dalla coscienza morale in Newman alla prova di s. Bonaventura nel suo Itinerarium mentis in Deum, cc. 3-4, ed alla stessa prova di Scoto nel suo De primo rerum principio;
- la correlazione tra il primato della volontà da una parte e la razionalità e l’ordine dall’altra in Newman e Scoto; la santità come nesso obbligato tra scienza e sapienzia, quest’ ultima la meta di ogni attività mentale;
- le posizioni di Newman e Scoto come giusto mezzo tra il modernismo secolare e il fideismo rigido.

Qualche attenzione maggiore si è stato dato alla questione critica e la relazione di Scoto e Newman a Kant, non perché tali punti sono gli unici o i più importanti punti di convergenza, ma perché sono centri d’interesse per l’interpretazione di Scoto e Newman nella storia della filosofia.

Penso che abbiamo ragione nell’affermare che non soltanto esiste una serie di rassomiglianzi tra i due grandi teologi di Oxford, ma esiste anche “una convergenza di probabilità” svelanda un’unità d’approccio e convinzioni sostanzialmente identici intorno alla natura e methologia di teologia. Credo anche che lo stilo più “metafisico” di Scoto rivela i fondamenti impliciti del pensiero di Newman. Dall’altra parte lo stilo più “fenomenologico” di Newman ci aiuta molto a capire il realismo e la spiritualità dietro la presentazione superficialmente arida e astratta del Dottore Sottile. Percio possiamo più facilmente renderci conto che Scoto non è il bisnonno di Kant, ma il progenitore di Newman, e che la disciplina necessaria per padroggianare la dottrina scotista facilita l’apprezzamento ancora di più le gioie della sapienza eterna descritta da Newman in un modo tanto bello.